Grasso: “La mafia è più potente in un mercato senza regole”
Gli interventi di Gonnella, Lumia, Dell’Olio e Grasso nella giornata su sviluppo e legalità
Sviluppo e legalità: ieri pomeriggio Sbilanciamoci! si è confrontata sui temi delle mafie, della corruzione, dell’evasione fiscale. Tra gli ospiti il Procuratore generale antimafia Pietro Grasso, l’onorevole Giuseppe Lumia, Tonio Dell’Olio per Libera, Patrizio Gonnella dell’associazione Antigone. Dalla loro analisi del perverso intreccio tra criminalità organizzata, politica, finanza e imprenditoria, sono emerse anche alcune proposte per una moderna politica antimafia. Di seguito una sintesi degli interventi dei relatori.
Gonnella: “Oggi la mafia si intreccia con finanza e mpresa”
Patrizio Gonnella, presidente dell’associazione Antigone, che si occupa dei diritti e delle garanzie nel sistema penale, ha criticato l’efficacia delle leggi speciali antimafia dei primi anni Novanta, proponendo nuove risposte a nuovi fenomeni: «Dopo la mafia stragista, assistiamo ora ad un “sistema carsico” di tangenti, che si confonde e si trasforma di volta in volta in aggiotaggio, in speculazione finanziaria… la mafia non è solo nera, è anche criminalità bianca. Può capitare – ha aggiunto Gonnella – che ci siano interessi comuni tra organizzazioni criminali e pezzi del mondo della finanza, della politica, dell’imprenditoria. La situazione si aggrava quando queste tre figure si fondono insieme: è la pietra tombale per quell’economia di qualità che vogliamo promuovere».
Lumia: “Nessuna tolleranza per l’illegalità”
Anche dall’onorevole Giuseppe Lumia vengono parole chiare sulla necessità di nuove strategie: «Storicamente – ha spiegato l’ex presidente della commissione antimafia – le mafie hanno utilizzato sistemi di mediazione dove l’imprenditore, il politico, il mafioso si incontravano a metà strada. La mafia invece ora si è fatta impresa, ha scelto il meccanismo della rappresentanza diretta. Per questo una moderna antimafia deve essere in grado di colpire il sistema nel suo insieme». Ma la soluzione, per Lumia, non è solo la via penale, ma è soprattutto la strada etica: «Per molti anni si sono tollerate quote di illegalità nel rapporto dei cittadino con lo Stato, illudendosi che da lì venissero spazi di crescita per lo sviluppo: penso alle leggi sulla depenalizzazione del falso in bilancio e sul rientro dei capitali all’estero. Ma lo sviluppo non c’è stato: dobbiamo ricominciare a dire che l’illegalità non conviene, mai.»
Dell’Olio: “Appuntamento a novembre con gli Stati Generali dell’Antimafia”
Tra le esperienze di lotta alla mafia che in questi anni hanno fatto strada, c’è sicuramente quella di Libera, la rete che si occupa del riuso sociale dei beni confiscati (dai terreni agricoli su cui viene coltivato il grano, agli edifici trasformati in scuole), che Don Tonio Dell’Olio ha chiamato «l’eucarestia dell’antimafia». « La casa di Totò Riina che è diventata una scuola agraria è un territorio che si riscatta, che riconquista i suoi spazi. Per anni – ha spiegato l’esponente di Libera – ci siamo illusi che la mafia si potesse combattere con il carcere. Ma la mafia è una Spa, solo nello scorso anno ha lucrato 77 miliardi di euro, dieci volte il fatturato annuo della Telecom». E Dell’Olio approfitta del forum di Bari per lanciare un appuntamento: «Il prossimo 17-19 novembre a Roma terremo gli Stati Generali dell’Antimafia: per la prima volta, magistrati, forze dell’ordine, economisti, sociologi, registi, scrittori si confronteranno su quanto si è fatto e quanto si sta facendo per combattere i fenomeni mafiosi».
Grasso: “Colpire le tasche dei mafiosi”
La via della lotta economica agli affari mafiosi è quella perseguita anche dall’ospite d’eccezione della seconda giornata di Sbilanciamoci! , il procuratore generale antimafia Pietro Grasso: «La forza delle moderne organizzazioni mafiose sta nella ricchezza di cui possono disporre. I detentori di capitali mafiosi oggi possono approfittare dell’indebolimento delle regole del mercato per scacciare gli imprenditori onesti, che per resistere devono sopportare costi aggiuntivi, oltre al costo della paura. La forma più pericolosa è l’economia ‘legale’ che utilizza prestanome e ricicla profitti mafiosi». E Grasso ribadisce l’importanza della tutela della legalità come fonte di sviluppo: «Il rapporto tra sottosviluppo e mafia è un circolo vizioso che rafforza entrambi: la mafia mantiene in maniera forte e costante il sottosviluppo e mortifica le imprese che si muovono sul libero mercato, perché distorce le regole della concorrenza, intimida, minaccia, abusa».

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